Allarme virus killer Escherichia Coli
L'infezione che in Germania ha provocato una decina di morti e colpito almeno 276 persone è stata scatenata dal batterio Escherichia coli. Quest'ultimo, in condizioni normali, vive nell'intestino umano e lo aiuta a funzionare. Esistono però ceppi che sono tutt'altro che innocui, come quello che produce la tossina Shiga. Questo batterio killer, chiamato Stec (che sta per Escherichia coli produttore della tossina Shiga), si trasmette attraverso cibo e acqua contaminati, così come attraverso il contatto con animali. Gli alimenti principali responsabili di questo tipo di infezioni sono latte non pastorizzato e formaggi, carne poco cotta, verdure consumate crude come spinaci o lattuga, anche succhi di frutta non pastorizzati.
A rendere la tossina Shiga particolarmente pericolosa è anche il fatto che l'infezione può essere trasmessa anche con dosi molto basse e con un tempo di incubazione abbastanza rapido, compreso fra tre e otto giorni
Per proteggersi da questa patologia occorre seguire comuni norme igieniche come l’accurato lavaggio dei cibi da consumare crudi, evitando le contaminazioni tra cibi, e il lavaggio delle mani dopo l’utilizzo dei servizi igienici e prima della preparazione dei cibi.
In caso di diarrea ematica è opportuno consultare immediatamente il proprio medico curante, che potrà richiedere tutti gli accertamenti necessari a valutare se la causa della patologia è un’infezione da E. coli VTEC.
In Italia non sono finora stati registrati casi sospetti d’infezione da VTEC O104, siero gruppo che nel nostro Paese non è mai stato segnalato.
A scopo precauzionale, il sistema di sorveglianza HUS in Italia è stato allertato. Qualsiasi caso sospetto verrà segnalato al Registro Nazionale della HUS e campioni diagnostici saranno inviati al laboratorio nazionale di riferimento per E. coli presso l’Istituto superiore di sanità.
Per maggiori informazioni consulta su EpiCentro la sezione tossinfezioni alimentari e il sito del Registro italiano della sindrome emolitico uremica.
fonte: http://www.epicentro.iss.it/problemi/tossinfezioni/HUSGermania.asp
Cos'è lo Shiga toxin-producing Escherichia coli ?
Si tratta di un ceppo di Escherichia coli (una delle specie più abbondanti della flora batterica intestinale degli esseri umani e di molti altri animali a sangue caldo, normalmente non patogena) capace di produrre tossine di tipo Shiga, che inibiscono la sintesi delle proteine all’interno delle cellule. Il batterio comincia il suo ciclo colpendo animali come mucche, piccoli, maiali, cavalli e cani. Da questi serbatoi, lo Stec si diffonde nell’ambiente attraverso le feci infette. Gli alimenti o l’acqua si contaminano proprio perché entrano in contatto con materiale fecale contagiato.
Escherichia coli in condizioni normali vive nell'intestino umano e lo aiuta a funzionare, ma esistono ceppi pericolosi, come quello che produce la tossina Shiga. Quest'ultimo, chiamato Stec, si trasmette attraverso cibo e acqua contaminati e attraverso il contatto con animali. Tra gli alimenti principali responsabili di questo tipo di infezioni ci sono il latte non pastorizzato, i formaggi, la carne poco cotta, le verdure consumate crude come spinaci o lattuga e i succhi di frutta non pastorizzati. A quanto pare esistono almeno 200 ceppi di Escherichia coli che producono la tossina Shiga, la metà dei quali può trasmettere malattie all'uomo. E tra queste c'è proprio la Sindrome emolitico-uremica (Seu), la malattia più diffusa tra le vittime dell'infezione in Germania. I sintomi della Sindrome emolitico-uremica (Seu) sono diarrea emorragica, febbre vomito e forti dolori all'addome.
La nuova variante
E' una forma mutante, più virulenta di altri ceppi. Dai primi risultati genetici, il nuovo batterio ha un codice genetico che combina due diversi ceppi piuttosto
comuni (l'Escherichia coli entero-aggregativo e l'Escherichia coli entero-emorragico), insieme ad altre componenti genetiche sconosciute. La combinazione ha dato come risultato un batterio molto aggressivo, che rimane più tempo nell'intestino e provoca
danni molto più persistenti. Nei casi più gravi, il risultato è la cosiddetta sindrome uremico emolitica, che dà danni anche ai reni e può portare alla morte.
Come si trasmette ?
La trasmissione dell’infezione avviene consumando cibi contaminati - carne macinata poco cotta, latte non pastorizzato, vegetali, insaccati stagionati, formaggi da latte crudo, succo di mela - o bevendo acqua che contenga il batterio, oppure attraverso il contatto con le feci degli animali infetti. Tuttavia, è possibile che l’infezione si trasmetta anche da persona a persona, ma solo in situazioni di stretto contatto e dove le condizioni igienico-sanitarie sono più critiche (all’interno delle famiglie, negli ospedali, nelle case di cura).
Cosa provoca ?
I sintomi iniziali sono: forti crampi, leggera febbre, talvolta vomito ed episodi di diarrea, con possibili tracce di sangue. A seconda dell’aggressività dell’infezione e della resistenza delle persone colpite, la perdita di sangue può essere molto grave. Tuttavia, se non intervengono complicazioni, la malattia ha un esito favorevole e si risolve, mediamente, in 8 giorni. Le complicanze sono rappresentate dalla cosiddetta Sindrome Emoltica-Uremica (Seu), una patologia che causa insufficienza renale e anemia. La Seu colpisce soprattutto i bambini (nel 15% dei casi), ma può manifestarsi anche negli adulti. Un’altra complicazione dell’infezione è la Porpora Trombotica Trombocitopenica (Ttp), una forma di Seu accompagnata da febbre e sintomi neurologici, osservata più frequentemente negli adulti che nei bambini.
Chi colpisce ?
Tutti sono a rischio. Tuttavia, la possibilità di andare incontro a complicazioni è maggiore nei bambini al di sotto dei 5 anni, così come il rischio di morte è più elevato nei bambini appena nati. L’epidemia in corso, però, sta interessando soprattutto le donne adulte (68% dei casi), probabilmente perché, cucinando, sono più a contatto con il cibo.
Come si cura ?
La terapia consiste semplicemente nella reintegrazione dei liquidi e dei sali persi. L’uso degli antibiotici, invece, è spesso controindicato, perché può promuovere il rilascio delle tossine di Shiga e quindi peggiorare il decorso clinico.


